[VENEZIA73 – RECENSIONE] “THE NET”

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TITOLO ORIGINALE: 그물

REGISTA: Kim Ki Duk

CAST: Ryoo Seung-Bum, Lee Won-Geun, Choi Gwi-Hwa e Jo Jae-Ryong

VOTO7

TRAMA: Un pescatore nordcoreano a causa di un guasto al motore si trova in acque sudcoreane, dovrà convincere le autorità a rimandarlo a casa…

RECENSIONE:

Kim Ki Duk negli ultimi anni non mi ha propriamente entusiasmata, se con “Stop” la sua critica sociale era del tutto fuori contesto in questo film non solo la critica sociale ma l’intera struttura narrativa è capace di coinvolgere il pubblico sin dalle prime scene.

Un pescatore della Corea del Nord a causa di un guasto al motore della sua piccola barca si trova sulle sponde del Sud, questo è l’incipit di costruzione della storia. L’immagine delle due Coree viene mostrata in netto contrasto, per la prima volta nel cinema di Kim Ki Duk, non troviamo una polemica incentrata solo sulla Corea del Sud bensì su un sistema generale condannando sia l’una che l’altra Corea incapace di gestire i propri problemi da sola.

Se in Corea del Nord la povertà e la totale finzione imposta dal regime totalitario di Pyongyang sono il vero e proprio punto di debolezza delle persone, in Corea del Sud il denaro rende nulla la tanto conclamata libertà dei sudcoreani. Come si fa ad essere liberi se il ‘vile denaro’ ci tiene legati a doppio filo facendoci fare cose aberranti pur di avere sempre di più? Questo è il quesito principale posto dal più festivaliero dei registi coreani. Dopo tanto tempo, però, il Maestro ci mostra anche il buono della gente; mentre il sistema viene totalmente accusato nella sua interezza e tutta la politica della penisola è considerata marcia, corrotta e sbagliata non tutti gli uomini sono così. Se i militari graduati responsabili di cercare spie nordcoreane non hanno clemenza e non usano in nessun modo la logica, o peggio ancora, agiscono per vendetta,  la costruzione del rapporto di fiducia tra il pescatore nordcoreano e la sua guardia di sicurezza è il vero punto di forza della storia e un cambio di registro rispetto alla solita violenza gratuita mostrataci negli ultimi anni dal regista.

Ryoo Seung Bum torna ancora una volta ad interpretare un personaggio nordcoreano, dopo il killer di The Berlin File, ma questa volta dandogli solo connotazioni positive interpretando un uomo con convinzioni solide e un grande amore per la famiglia che lo porterà a lottare con le unghie e con i denti pur di tornare a casa. Lo stesso vale per la vera rivelazione di questo film, Lee Won Geun, l’attore appena venticinquenne dal faccino pulito regala un’interpretazione intensa dell’agente di sicurezza rappresentando quasi totalmente da solo il lato buono dell’umanità e dell’intera società sudcoreana.

Lontano dai fasti di “Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e ancora Primavera” e di “Ferro 3” Kim Ki Duk torna finalmente a convincere dopo anni di buio raccontando con occhio critico la società coreana senza scadere in inutili racconti socio-religiosi dalla violenza gratuita.

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    Articolo di: Veronica Croce

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