[INTERVISTA ESCLUSIVA] DIRITTI GAY IN COREA

Le unioni civili in Italia sono osteggiati da un numero molto elevato di persone ma nonostante tutto, finalmente qualcosa si è mosso, e il 20 maggio del 2016  è stata scritta la ‘legge Cirinnà sui diritti civili’  sulla Gazzetta Ufficiale che tra le altre cose legalizza i matrimoni tra le coppie dello stesso sesso.
Ma in alti paesi del mondo non è così, vi abbiamo raccontato di come al Festival del Cinema di Berlino sia stato presentato un documentario ‘Weekends‘ che racconta la vita del coro ‘G-Voice‘, gruppo vocale creato dall’associazione Chingusai (친구 사이) una decina di anni fa.
Dopo la loro esperienza Berlinese abbiamo intervistato il fondatore dell’associazione , c’è voluto un po’ di tempo per tradurre per bene l’intervista e non posso che ringraziare la fantastica Alessandra Gallicchio  che ha fatto un lavoro di traduzione strepitoso.

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  1. In Italia si discute in merito ad una legge ugulitaria sui diritti civili. A livello legislativo, com’è la situazione in Corea attualmente?

Intende riguardo agli omosessuali? Ehm…non saprei…diciamo che in Corea non è così semplice parlare di diritti umani riferendosi agli omosessuali. Quello che noi chiediamo attraverso la nostra associazione è una legge contro la discriminazione degli omosessuali, ovvero una legge che impedisca alle persone di discriminare altre persone sulla base di età, sesso, situazione familiare e orientamento sessuale. A partire dall’estate del 2007 per quasi 10 anni abbiamo continuato a lottare affinchè una legge di questo tipo fosse presa in considerazione e al momento esiste in via teorica. Ci sono state delle forti opposizioni da parte delle associazioni religiose di stampo ‘cristiano’ che hanno compromesso la realizzazione di interventi legislativi in merito, al punto che dopo aver iniziato l’esecuzione della legge si è finiti per archiviarla. Ovviamente abbiamo continuato a manifestare le nostre necessità in campo legislativo, ma al momento la legge è presente solo dal punto di vista teorico sotto forma di proposta di legge, appunto. Lo stesso accade per quanto riguarda i matrimoni gay, nel 2014 ci sono stati casi in cui si è discusso circa la possibile equiparazione dal punto di vista legislativo dei matrimoni gay ai matrimoni etero, ma non abbiamo ancora nulla di concreto.

  1. Vorrei continuare con il paragone Italia-Corea. In Italia sentiamo spesso di episodi di bullismo su giovani omosessuali, sapendo che la Corea ha un alto tasso di bullismo soprattutto in età adolescienziale, com’è la situazione qui? Voi date supporto psicologico anche in questi casi?

Dunque, non soltanto noi, ma a partire dall’anno scorso ha preso vita un’associazione che si occupa proprio di giovani omosessuali, chiamata ‘Ding Dong’ che aiuta giovanissimi a partire dai 10 anni fino ai 20 a risolvere le incomprensioni che si creano con i genitori, o qualsiasi altra preoccupazione. Si è dato vita in pratica ad un luogo dove questi ragazzi possono ricevere innanzitutto un consulto psicologico iniziale, un aiuto immediato e concreto. Ovviamente si tratta più che altro di ragazzi omosessuali. Noi siamo sempre stati a conoscenza dei casi di violenza fisica e psicologica da parte di compagni di scuola o professori nei confronti di questi ragazzi, perciò a partire da 2013 ci siamo adoperati per creare uno spazio di aiuto e conforto, il 24 Dicembre del 2014 è stato inaugurato il centro DingDong e a partire dallo scorso anno abbiamo iniziato con le attività di supporto.”

  1. Continuando a parlare del vostro lavoro, voi date supporto psicologico ai ragazzi che fanno coming out e alle loro famiglie; quali difficoltà trovate maggiormente?

Generalmente I casi più diffusi sono quelli in cui il ragazzo ha fatto coming out e I genitori non lo comprendono, non riescono ad accettare il suo essere gay nè la scelta di uscire allo scoperto. In questi casi la nostra preoccupazione è come poterli aiutare a risolvere il conflitto con la propria famiglia. Abbiamo ad esempio provato a far riunire la famiglia sotto la supervisione di consulenti qualificati per cercare di trovare un punto di incontro, una via di comunicazione.

  1. Tornando a parlare del supporto psicologico da voi offerto, quanti dei ragazzi che vengono qui hanno pensato al suicidio?

Nel 2013 la nostra associazione ha effettuato un’indagine su circa 3400 membri della comunità LGBT coreana. Allora il 28,4% degli intervistati ha affermato di aver pensato al suicidio, il 3,5% ha dichiarato di aver tentato il suicidio. E la cosa che più sconvolge è che prendendo in considerazione solo i minori di 18 anni, addirittura il 45,10% ha affermato di aver pensato al suicidio e il 23,1% ha affermato di aver tentato il suicidio. Dunque, attraverso questa indagine ci si può render conto di quanto il problema del sucidio da parte degli omosessuali sia serio e preoccupante. Proprio per questo motivo a partire dal 2015 qui a Chingusai (친구 사이) abbiamo realizzato un progetto di prevenzione del suicidio per gli omosessuali. Il progetto si chiama 마음연(maeum-ion, l’aquilone del cuore) e ad oggi prosegue con vari programmi e attività in merito.

  1. Statistiche alla mano, si legge che il 60% della popolazione coreana non accetti l’omosessualità. Vi ritrovate in questa statistica?

Beh, la nostra associazione opera ormai da circa 10anni e possiamo affermare che in Corea gli omosessuali hanno cominciato a far sentire la propria voce circa 20 anni fa. Intanto possiamo dire che, a poco a poco, la situazione stia andando verso il cambiamento. Attraverso le varie attività, i movimenti per i gay etc pian piano il modo di pensare e vedere i gay sta cambiando. Lei ha parlato del 60%, ma anche quel 40% che al momento ci sostiene e non è contro di noi, quanche decennio fa apparteneva a quella percentuale che ad oggi ci è ostile. Io credo che sia questa la cosa importante, non tanto se l’omosessualità sia vista come una cosa buona o cattiva… al di là di questo ritengo che nella società coreana, che è una società fortemente conservatrice, la distinzione del genere maschile/femminile abbia da sempre avuto un’importanza fondamentale. Dunque la possibilità di aprirsi a nuovi orizzonti che includono generi diversi da quello maschile e femminile, la possibilità di discutere e esprimere le proprie opinioni è di per sè una grande conquista a mio parere. Inoltre nella nostra società i diritti delle minoranze, i diritti dei più deboli sono sempre stati sopraffatti dalla regola del più forte, ma credo che ultimamente la situazione stia cambiando, credo che anche riguardo a questi argomenti ci si stia dirigendo verso una maggiore apertura e tolleranza.

  1. Abbiamo visto come durante il Gaypride la manifestazione venga osteggiata dai gruppi religiosi. Qual è il vostro rapporto con la religione?

Sinceramente non crediamo che la religione possa rappresentare un problema per noi. E’ pur vero che un gran numero di credenti, per lo più protestanti si accaniscono contro gli omosessuali discriminandoli e maltrattandoli. Si tratta di gruppi religiosi che dagli Stati Uniti sono giunti sin qui e alimentano la discriminazione e la violenza sui gay. Ma nonostante ciò io non penso che il problema sia la religione, sono piuttosto le persone che credono e seguono queste tendenze religiose a mal interpretare gli omosessuali o a mettere in atto delle attività contro di noi perchè mal informati. O ancora peggio coloro che si nascondono dietro alla maschera della religione e la usano per danneggiare, discriminare e fare violenza sugli omosessuali. Sono loro il vero problema. Possiamo dire che più che la religione, il problema sia rappresentato dal modo in cui si crede nella religione e dal male fatto dalla gente in nome della religione. Sempre riguardo al discorso della religione, vorrei accennare ad un altro problema soprattutto circa la Chiesa protestante. Qui in Corea la Chiesa protestante ha molti fedeli, e generalmente l’insegnamento che si dà è quello di nascondere, camuffare i problemi piuttosto che farli uscire allo scoperto. E quindi anche il discorso sugli omosessuali viene soppresso, annullato come se non esistesse. Proprio questo è ciò che noi stiamo cercando di evitare.

  1. Esistono anche in Corea, come negli Usa, gruppi di supporto che fanno “terapia riparativa” sui giovani? In tal caso, vi è capitato di avere qualche ragazzo che ci è stato?

Si, esistono persone che si occupano proprio di fornire terapie di questo genere e qui in Corea sono strettamente legate all’ambito religioso. Per esempio lo scorso Marzo mi è capitato di conoscere un ragazzo che ha fatto il coming out con la propria famiglia e la prima cosa che ha fatto il padre è stata sostanzialmente quella di pregare. In questo caso il padre è un pastore quindi ha pensato bene di risolvere la questione in famiglia attraverso la preghiera e queste terapie. Il ragazzo è stato mandato in una località di periferia chiamata Jinju(significa Perla) e lì un gruppo di pastori ha operato una sorta di esorcismo per scacciare dal suo corpo questa specie di fantasma che essendosi impossessato di lui lo ha reso omosessuale. La cosidetta terapia è sfociata più volte in azioni violente contro il ragazzo che, fuggito da quel posto, è giunto a Seoul e ci ha contattati per ricevere aiuto. Il caso è persino apparso sui giornali. Oltre a questo tipo di terapie esistono poi alcuni gruppi religiosi che affermano che l’omosessualità possa essere ‘curata’ attraverso delle pratiche religiose ben specifiche, che sono ovviamente ‘proposte’ in maniera tutt’altro che opzionale ai giovani omosessuali I quali, trovandosi di fronte a questo genere di cose, soffrono ancora di più per la loro situazione.

  1. Passiamo a cose meno serie: quali sono le domande più assurde che vi fanno una volta scoperta la vostra omosessualità?

Ahah non ricordo…è successo tanto tempo fa ahaha! Mah…in genere mi chiedono quando ho scoperto di essere gay. Beh, quando mi fanno questa domanda non so precisamente che tipo di risposta dare. Cioè, posso dire che la prima volta che ho provato un qualche interesse verso il corpo maschile, la prima volta che il mio corpo ha mostrato una qualche reazione vedendo il corpo di un altro ragazzo mi pare sia stata al sesto anno delle scuole elementari, quindi intorno agli 11-12 anni. All’epoca non c’erano molte occasioni di entrare in contatto con il mondo omosessuale, più che altro attraverso i film stranieri o le riviste in cui si parlava di qualche scandalo accaduto all’estero ho avuto modo per la prima volta di sentire parlare di omosessualità. Quindi ho pensato di non essere il solo, credevo di essere l’unico al mondo a sentire ciò che sentivo, invece scoprivo allora che non era così. Ma in ogni caso non provavo alcuna paura, nè mi sentivo strano o diverso, sapevo ciò che mi piaceva e lo sentivo come un qualcosa del tutto naturale. In ogni caso tornando alla domanda più assurda mi chiedo se non sia proprio quella riferita al momento in cui ho scoperto per la prima volta di essere gay. Quando me lo chiedono io rispondo con un’altra domanda. Chiedo loro quando hanno scoperto di essere etero. Cioè, non è che d’un tratto ti svegli un mattino e scopri di essere gay. Una serie di esperienze e situazioni si sommano tra loro e alla fine in modo naturale convergono verso quella che è la propria identità sessuale. A volte penso piuttosto che alcune persone considerino troppo ovvi e scontati i propri gusti, anche sessuali…

  1. Raccontateci della vostra associazione. Com’è nata, quale messaggio vuole far arrivare?

Chingusai(친구 사이) ha iniziato con una serie di attività il 7 Febbraio del 2014. Ma ovviamente non fu questa la prima volta in cui ci riunimmo, prima di questa data avevamo tenuto una serie di incontri per cercare di comprendere appieno ciò che la società LGBT chiedeva. Nel Dicembre del 1993 ci fu il primo incontro, la prima riunione con i rappresentati della società LGBT e si inziò a portare avanti una serie di attività sotto il nome di Chodonghoi, ma ben presto capimmo che la comunità dei gay richiedeva cose diverse da quella delle lesbiche e così decidemmo di proporre attività separate per entrambe le comunità. Da ciò nacque la nostra associazione. Diciamo che lo scopo principale è stato quello di far conoscere alle persone quali sono I diritti dei gay, ma pian piano si sono fatti strada ulteriori obiettivi. Ad essere sincero in questa zona di Seoul(Jongro3ga) sono dislocati molti bar gay e anche per questo motivo intorno al 1998 abbiamo situato qui il nostro ufficio. Dunque molti ragazzi vengono da noi e ci chiedono consulti, durante i quali la questione che maggiormente scaturisce è quella circa la loro identità sessuale. Dicono di essere in dubbio, di non essere certi se sono gay o meno e da noi vogliono una sorta di conferma. Mi sono addirittura capitati dei ragazzi che chiedevano dove poter incontrare altri gay, etc… abbiamo persino creato una linea telefonica apposita per fornire tutte le informazioni possibili e dare un primo supporto. E poi, se da un’occhiata alla nostra homepage potrà facilmente scoprire che uno dei servizi che offriamo è il supporto per il coming out. Non solo, organizziamo periodicamente delle interviste a persone che hanno fatto coming out, per spiegare in che modo sono riusciti a vincere le paure del coming out e raccontando le loro storie diamo forza e nuovi punti di vista alla comunità gay in Corea.

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  1. Com’è nata l’idea, 10 anni fa, di fondare il coro G-voice?

Dunque, io sono entrato a far parte dell’associazione nel 2003. Nel Novembre di quell’anno si organizzò un piccolo incontro dal titolo Gay-plus. Dopo alcune attività si pensò di organizzare un concerto, affinchè le persone potessero partecipare e rendersi conto in maniera attiva della nostra associazione. Così nel 2006 si decise di dar vita al coro G-voice. E’ da allora che ogni anno si tiene il concerto G-voice e l’anno scorso era il nostro decimo anniversario. Per cercare di rendere ancora più attivo il nostro lavoro nel 2014 si è deciso di girare un documentario dal titolo Weekends.

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  1. Com’è stata l’esperienza Berlinese? E in generale, com’è nata l’idea del documentario Weekends? E’ stata un’idea del regista Lee Dong Ha oppure un lavoro di squadra?

Dunque il documentario Weekends nasce da un’idea che aleggiava nell’aria sin dal 2012. Nel 2014 si sarebbe festeggiato il 20esimo anniversario di Chingusai(친구 사이), dunque dopo aver riflettuto su quale evento portare avanti, pensando a ciò che nel corso degli anni era stata la cosa maggiormente nostra, la cosa predominante nella nostra associazione, ci siamo resi conto che si trattava proprio di G-voice. Perciò si è deciso di far qualcosa che avesse a che vedere con il nostro coro. Attraverso le canzoni, che sono scritte da noi personalmente, cerchiamo di trasmettere un messaggio, di raccontare le nostre vite. L’idea è stata appunto quella di trasferire il messaggio dal concerto al documentario per riuscire a spiegare con maggiore chiarezza il perchè cantiamo, cosa vogliamo dire con le nostre canzoni. E il regista Lee Dong Ha, che già meditava di realizzare un film sull’argomento, si è offerto di girare il nostro documentario.

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  1. Il mondo dei manwha e dei drama racconta spesso storie di presunta omosessualità in cui il protagonista si innamora della protagonista vestita da uomo. Come vedete questo tipo di racconto? Lo trovate offensivo soprattutto per chi vive la situazione di transizione(transgender) o lo trovate puro intrattenimento?

Ebbene, in quel tipo di drama l’aitante protagonista che si innamora della protagonista travestita da uomo ad un certo punto si lascia andare alle sue emozioni indipendentemente dal fatto che lui sia un uomo(in realtà donna), giusto? Beh, per me è già interessante questo tipo di visione, il fatto che i due protagonisti non siano interessati minimamente a ciò che le persone pensino di loro. Poi però quando lui scopre la verità, pur provando rabbia per le bugie dette da lei, alla fine si sente sollevato per il fatto che lei sia una lei e non un lui. Ciò che però manca in questo genere di drama televisivi è l’aspetto sessuale. A dir la verità l’amore non è soltanto platonico, ma anche corporeo. Ora, all’interno del drama l’aspetto corporeo dell’amore è per lo più ignorato. Poi, per quanto riguarda i transgender… io penso che, si tratti di donna o uomo, se guardiamo all’aspetto genere, ecco io non penso che questo sia un problema da prendere in considerazione, in quanto il genere è un’idea di categoria che ognuno vede a proprio modo. Il drama viene fatto così per far divertire i telespettatori, non è che dia una visione più aperta e tollerante del mondo omosessuale, al contrario si può dire che usa questo aspetto, confonde il protagonista e i telespettatori per creare suspense e interesse. …Ovviamente un drama come Coffee Prince, per quanto rientri nella categoria di drama da me descritta, non mi pare sia stato realizzato proprio senza un minimo di tatto per la comunità gay.. ahah

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  1. Hong Seok Cheon è stata la prima celebrità coreana a fare coming out e per molti anni non ha potuto lavorare in tv. Come vedete questa decisione così plateale?

Mah…diciamo che si presentarono delle situazioni che gli imposero in qualche modo di venire alla scoperta. Però all’epoca lui stava partecipando ad un programma su come prendersi cura dei neonati, quindi si diffuse un animo di disapprovazione… come faceva un gay a fare un programma per i bambini? A causa di ciò in un primo momento venne allontanato dalle reti televisive coreane(io penso sia proprio questo il problema da affrontare), anche perchè da gay i programmi televisivi, i ruoli in film o drama sono in qualche modo limitati. Poi però lui stesso apparve in qualche programma e pian piano la sua carriera acquistò di nuovo un’immagine di successo. Sempre a proposito di gay famosi, anche un transgender di nome Ha Risu , un anno dopo il coming out di Hong Seok Cheon, fece il coming out. Da uomo era diventata donna. E la gente la accolse molto bene, con il suo volto spiccatamente femminile aveva attirato l’attenzione del pubblico coreano…sembra che nella società coreana non sia tanto l’essere gay o meno a rappresentare un problema, più che altro basta che il gay in questione abbia un volto o delle qualità cui i coreani aspirino e il problema è risolto.

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  1. Esiste un film che più rappresenta la vostra vita di tutti i giorni? Mi viene in mente ‘Two wedding and a funeral’…

Mah…non saprei! Si beh, potrebbe anche essere un film come questo oppure Weekends, se da un’occhiata al documentario vedrà che esprime al meglio la nostra quotidianeità. Io a dir la verità sono anche un attivista gay quindi … ehm…all’improviso questa domanda! E’ la prima volta che mi capita una domanda del genere eheh Ah ecco! Diciamo che io più che un film penso che sia un telefilm a rappresentare meglio la mia quotidianeità, una fiction americana che si chiama Queer as Folk, oppure Looking, diciamo che se il primo si focalizza sul sesso e l’amore il secondo è più incentrato proprio sulla vita quotidiana dei protagonisti, non solo l’amore ma anche il lavoro etc… credo che un telefilm come Looking possa essere adatto per far capire meglio alla gente come viviamo noi gay. Poi io personalmente guardo spesso le sitcom americane alla Will&Grace, cioè la vita ovviamente non è sempre così, ma penso che sarebbe divertente vivere in questo modo…aahaha

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In questi giorni il regista  Kim Jo Kwang Soo e suo marito Kim Seung Hwan hanno riportato a galla la questione dei diritti civili, i due si sono sposati lo scorso anno ma per la legge coreana i due non sono legalmente sposati, la questione è molto spinosa, e l’associazione li supporta in questa loro lotta, sfortunatamente li abbiamo intervistati tempo fa e non abbiamo potuto far loro più domande in questione ma vorrei ringraziare tutta l’associazione che gentilmente si è prestata a rispondere a tutte le nostre domande.

Intervista: Caterina Carnevale

Traduzione: Alessandra Gallicchio

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    Articolo di: Veronica Croce

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