YOO TEO PORTA A CANNES VIKTOR TSOI, LEGGENDARIO ROCKER RUSSO-COREANO

“Leto” non è un film coreano ma è sicuramente degno di nota anche per noi, perché il suo protagonista,  Yoo Teo, è un attore tedesco di origini coreane.

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Teo Yoo è nato e cresciuto a Colonia, in Germania. All’età di 20 anni ha iniziato a recitare al Lee Strasberg Theatre and Film Institute di New York. Successivamente ha proseguito gli studi in un corso intensivo presso la Royal Academy of Dramatic Art di Londra. Dopo aver recitato in vari film indipendenti e produzioni teatrali a New York e Berlino, si è trasferito a Seoul nel 2009 dove ha firmato per la C-JeS e ha preso parte a diverse produzioni tra cui One on One di Kim Ki Duk.

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A Cannes l’attore porta la storia di Viktor Tsoi, il leggendario cantante rock russo leader della band Kino.
“Leto” racconta la vita dell’artista russo-coreano, Viktor Tsoi, la nascita del gruppo, il successo e il triangolo amoroso tra il suo mentore Mike e la moglie Natasha nell’estate degli anni 80. Viktor Tsoi, insieme alla sua storica band, è stato una figura di grandissimo impatto sui giovani dell’Unione Sovietica grazie alla sua musica e alle forti critiche sociali di cui si fece portavoce. La sua morte prematura in un incidente stradale in Lituania, come spesso accade, contribuisce almeno in parte al suo mito immortale.

Accanto a Yoo Teo, nei panni di Natasha, l’attrice russa Irina Starshenbaum.

Negli scorsi mesi il regista del film Kirill Serebrennikov è stato arrestato dalle autorità russe ed è attualmente agli arresti domiciliari in attesa di processo.
Il regista, noto per i suoi spettacoli di satira e denuncia dello stato Russo, è sospettato di aver distolto tra il 2011 e il 2014 almeno 68 milioni di rubli (circa un milione di euro) di fondi governativi destinati alle produzioni del suo teatro. Ascoltato dalle autorità a maggio del 2017 ha fermamente negato le accuse e molti colleghi e sostenitori del regista sono certi che l’arresto sia dovuto alla figura controversa del regista più che alle accuse di riciclaggio. Nel luglio scorso il regista stava per mandare in scena un balletto dedicato alla leggenda della danza Rudolph Nureyev ma il governo lo bloccò in nome delle Leggi Anti-Gay vigenti in Russia.

Secondo molti colleghi del regista la sua figura controversa e scomoda al governo russo ha sicuramente a che fare con l’arresto, ma nonostante fosse agli arresti domiciliari, Kirill Serebrennikov, ha terminato il suo film. A nulla sono servite le richieste degli organizzatori del festival (fatte anche per il regista iraniano Jafar Panahi) e le diverse petizioni per la sua scarcerazione, il regista non ha potuto prendere parte alla presentazione della sua opera a Cannes; il cast e la produzione del film hanno dimostrato il loro sostegno sul red carpet con un grosso cartello con scritto il suo nome.

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    Articolo di: Veronica Croce

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