[RECENSIONE] PSYCHOKINESIS – UN SUPEREROE CONTRO L’ABUSO EDILIZIO

L’atteso ritorno di Yeon Sang Ho sbarca su Netflix, abbandonati gli zombie il regista presenta una nuova forza motrice per il suo racconto: la Telecinesi.

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TITOLO ORIGINALE: 염력

REGISTA: Yeon Sang-Ho

CAST: Ryoo Seung-Ryong, Shim Eun-Kyung, Park Jung-Min, Kim Min-Jae, Jung Yu-Mi

VOTO: 6.5

TRAMA: “Dopo aver acquisito poteri soprannaturali, un padre s’impegna per aiutare la figlia, con cui non ha più contatti da tempo, a non perdere tutto ciò per cui ha vissuto.” _ Netflix

RECENSIONE:

L’abuso edilizio, il potere economico e l’incapacità di far rispettare la legge sono tematiche estremamente a cuore al regista che sin dalla sua seconda opera animata (n.d.a. “The Faken) le ha denunciate con gran forza. Ma se The Fake si concentrava su una piccola comunità in questo film Yeon Sang Ho mostra Seoul, la capitale del Paese, completamente in balia di corporation e gangster senza scrupoli a discapito, ancora una volta, dei poveri ed onesti cittadini. Questa volta, forse per la prima volta nella filmografia del regista, si ha un vero e proprio focus sui personaggi. Rumi, interpretata dalla bravissima Shim Eun Kyung, cerca di ribellarsi al sistema e con lei tutti i suoi amici. Al contrario, il padre rappresenta l’uomo medio, quello che scappa davanti ai problemi e vive la sua piccola vita senza alzare mai la testa. Tutto cambia quando in gioco non c’è solo il negozio della figlia ma la sua stessa vita.

Yeon Sang Ho, dopo aver conquistato il mondo intero con i suoi zombie in Train to Busan sposta i riflettori su un mondo più ‘normale’, la telecinesi del protagonista non è altri che uno stratagemma narrativo, in realtà mai davvero esplorato e spiegato, per sottolineare ancora una volta quanto la società sia marcia nel suo interno e quanto il potere economico sia superiore a tutto, anche davanti alla morte.

Il regista, come anche per il suo primo film non animato, ha la fortuna di avere nel cast degli interpreti eccelsi, a partire da Ryu Seong Ryong che tira perfettamente le fila della narrazione e traina con la sua straordinaria interpretazione l’intero cast. Forse per la prima volta nella sua carriera troviamo Jung Yoomi in un personaggio antagonista, un’interpretazione nuova per l’attrice, che ci ha abituati a ruoli più positivi, che nonostante la natura bieca del personaggio riesce anche a divertire, a differenza dei soliti antagonisti dei film del regista il personaggio di Jung Yoomi ha un dosaggio di commedia e drammaticità più bilanciato.
Lontano dagli ottimi zombie, gli effetti speciali sono ben usati e mai abusati tanto che il potere del protagonista passa in secondo piano e nonostante il titolo ne sottolinei l’importanza narrativa lo spettatore se ne dimentica con facilità.

Lo stile del regista inizia a delinearsi sempre di più mostrando come la narrazione borderline tra black comedy e film drammatico sia l’accoppiata vincente per un buon prodotto cinematografico mainstream, questo infatti è sicuramente il film più a favore delle masse soprattutto rispetto alle sue opere animate. Fuori dall’animazione il regista mostra il lato più ‘umano’ dei suoi protagonisti caratterizzandone i tratti ma non marcando nessuna delle loro personalità all’eccesso.

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    Articolo di: Veronica Croce

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