BIFF 2017 – GIORNO 4 “CLOSE-KNIT” UNA STRAORDINARIA FAMIGLIA ORDINARIA GIAPPONESE

Già dal titolo in inglese si riescono a identificare i due argomenti chiavi di questo dramma giapponese, l’unità famigliare e il lavoro all’uncinetto.

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Una casa disordinata, vestiti appesi ad asciugare, ammucchiati per terra, cestino della spazzatura contenente solo involucri di onighiri, luci e ombre naturali, non c’è luce artificiale. Un senso di solitudine e leggera tristezza avvolge i primi attimi di questo film. Una ragazzina vaga per la casa, quasi priva di energia. Tomo (Rinka Kakiharaha solo undici anni ma è stata ancora una volta abbandonata dalla madre (Mimura), scappata con un altro uomo, trascurando la propria figlia. L’unica ancora di salvezza per Tomo-chan è lo zio Makio (Kenta Kiritani), da cui va a vivere per qualche periodo.

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A casa dell’uomo però vive anche la sua fidanzata, la gentile Rinko (Toma Ikuta), che è una transessuale. Proprio per questo motivo, e per un po’ di gelosia, la piccola Tomo, fatica ad accettare Rinko, che nel frattempo si comporta come una vera madre, preparando leccornie e prendendosi cura della ragazzina quando sta male. Piano piano, grazie a confessioni personali, soprattutto per quanto riguarda Rinko, e il lavoro all’uncinetto, le due giovani donne si avvicinano sempre di più, tanto che Tomo aiuta la fidanzata di suo zio a lavorare a maglia alcuni peni di lana. Rinko ha infatti come obiettivo la creazione di 108 peni, 108 come i desideri che possediamo stando agli insegnamenti buddisti o come il numero delle volte in cui la campana del tempio rintocca a Capodanno, con l’intenzione di farne una pira, come se fosse una cerimonia per dire definitivamente addio a ciò che ancora la definiva come uomo e abbracciare per sempre e in modo completo la sua femminilità.

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La regista Naoko Ogigami riesce con delicatezza a parlare di temi molto fragili, talvolta non accettati dalla società in cui si vive. Tra famiglie disfunzionali, amore, omosessualità, fobia, matrimonio, transgender, accettazione e disprezzo, il ruolo della madre, Close-Knit tocca tutti questi aspetti della vita, senza però condannare nessuno, ma lasciando aperta la possibilità di redimersi dal male compiuto, o meglio, il perdono del male subito, perché l’amore, in tutte le sue sfaccettature, è sempre più potente e muove tutti gli esseri umani.

 

*photographs provided by the Public Relations team of 22nd Busan International Film Festival ©
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    Articolo di: Silvia Crippa

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