[RECENSIONE] “OKJA” – MANGERESTI MAI IL TUO MIGLIORE AMICO?

Inizialmente non volevo scrivere la recensione di questo film perché dopo Cannes di recensione su questo prodotto ce ne sono a valanghe ma girovagando per il web, pur non leggendo nessuna recensione, mi sono trovata vari commenti su twitter e Facebook che mi hanno fatto riflettere e quindi ho deciso che nonostante tutto, due righe su Okja le potevo buttare già anch’io.

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TITOLO ORIGINALE: 옥자

REGISTA: Bong Joon Ho

CASTAhn Seo Hyun, Jake Gyllenhaal, Tilda Swinton Paul Dano, Lily Collins Steven Yeun

VOTO: 8/9

TRAMA: “Una gigantesca creatura e la ragazza che l’ha allevata si ritrovano al centro di una battaglia tra animalisti, avidità aziendale ed etica scientifica” _ Netflix

RECENSIONE:

Bong Joon Ho, dopo Snowpiercer, ci porta in una realtà molto più vicina a noi, senza, però, allontanarsi mai dalla denuncia nei confronti delle multinazionali e della ‘società’ piramidale; Okja il grande maiale creato in laboratorio rappresenta in maniera totalitaria l’essere umano che viene plasmato dalle multinazionali e dai poteri forti per poter essere ‘macellato’ e usato a loro piacimento.

I personaggi di Tilda Swinton e Jake Gyllenhaal rappresentati in maniera macchiettistica rendono alla perfezione la finzione dei poteri forti che con mille facce diverse giocano con la vita dei più deboli, in primis la stessa Okja. Se i due personaggi con connotazione negativa sono totalmente fuori dal mondo, l’umanità di Mija (Ahn Seo Hyun) viene rappresentata con piena umiltà e la sua forza di volontà viene premiata sul finale, come per voler dare un contentino alla sua purezza.

Il contentino finale nasconde, tuttavia, un messaggio ancor più triste, mostrando come la realtà del mondo attuale sia immutabile, non bastano lotte di animalisti o giovani ragazze disposte a tutto per combattere il sistema, né tanto meno serve a far redimere i poteri forti facendo cambiare la società; la macchina moderna di distruzione e totale distacco tra poteri forti e popolazione non si può fermare e la società continuerà ad andare sempre più a rotoli nonostante ci sia qualcuno che a volte si ribella.

La scelta di usare un animale pronto al macello ha fatto discutere e soprattutto ha dato una connotazione inaspettata, molti, infatti hanno pensato che il film fosse un’elogio all’alimentazione vegana; cosa che ovviamente non è, tanto che il nonno di Mija prepara la zuppa con il pollo e dice chiaramente che è la preferita dalla nipote, segnando chiaramente il distacco tra alimentazione e affettività nei confronti degli animali; a conti fatti Okja più che un grande maiale è un grande cane, un animale da compagnia che non vorresti mai mangiare, ricordiamo che fino ad alcuni anni fa in corea mangiare i cani era una cosa normalissima mentre ora è un tipo di alimentazione totalmente in disuso.
Lo stesso regista ha dichiarato che il messaggio “pro-vegan” è consequenziale alla scelta dell’uso di un animale come protagonista, tanto che anche anche lui durante le riprese si è ritrovato a scegliere un alimentazione vegetariana perché molto provato dalla visione di alcune scene.

Chi in Okja ha visto una sorta di Totoro, dimensioni e tenerezza a parte, ha perso i contatti con il vero significato del film; se Totoro è una figura fantastica legata al mondo degli spiriti tanto caro ai giapponesi, Okja è realtà, nonostante sia ‘costruito’ in laboratorio, il grosso animale diventa un animale da compagnia vero e proprio, non una figura onirica che svanisce con l’età adulta e la presa di coscienza; al contrario di Totoro, Okja nella sua totalità porta i personaggi ad una crescita intellettuale; basti pensare al movimento ‘Animal Lovers’ che inizialmente sembra rappresentare un incrocio tra gli hippie e black-block ma che sul finale prende coscienza di come quello per cui combattono non è altro che un granello di sabbia nel mondo moderno.

Il ritmo fluido e serrato della narrazione e le magistrali interpretazioni di ogni protagonista, in particolar modo di un Jake Gyllenhaal in grandissima forma, rendono scorrevoli le due ore di film senza mai annoiare lo spettatore.

I richiami della regia di Bong Joon Ho si fanno sempre più nitidi, dall’uso di un animale ‘fantastico’ come stratagemma narrativo come abbiamo già visto in “The Host” alla la rappresentazione dell’innocenza e del buono dell’umanità con la figura di una giovane ragazzina come nel già citato “The Host” e in “Snowpiercer”, fino ad arrivare alla vera e propria accusa della società con l’uso di personaggi caricaturali per rappresentare i poteri forti già visti in “Snowpiercer” con una fantastica Tilda Swinton come costante.

Vi ricordiamo che Okja è su Netflix.

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    Articolo di: Veronica Croce

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