[FESTIVAL] INCONTRO CON HA JUNG WOO

Il Festival e le feste sono finite e siamo tornati alla vita di tutti i giorni, è quindi giunto il momento di raccontarvi cos’è successo nel corso dei nove giorni di festival del cinema coreano a Firenze iniziando a parlare del super ospite di questa sedicesima edizione Ha Jung Woo. Dal suo debutto sulle scene sedici anni fa l’attore ha collezionato numerosissimi successi sia di botteghino che di critica.

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La retrospettiva a lui dedicata in questi nove giorni di festival ha mostrato le numerosissime sfaccettature interpretative dell’attore.

Da “Time” a “The Chaser” l’attore ha affrontato sin dagli inizi della sua carriera numerose sfide interpretative, durante l’incontro con la stampa e il pubblico ha percorso la sua carriera dagli esordi ad oggi, che con i suoi ultimi due film “Along With The Gods” e “1987” ha conquistato ancora una volta la vetta del botteghino e il successo nazionale e internazionale. Ecco cos’ha raccontato nei diversi incontri fatti durante la kermesse fiorentina.

 

  • Lei è figlio d’arte (n.d.a. suo padre è Kim Yong-Geon ) ha deciso di iniziare a recitare grazie a suo padre? E quali sono stati i suoi consigli?

Essendo figlio di un attore sono stato da sempre affascinato dal mondo della recitazione, così, a 20 anni ho iniziato a studiare. Mio padre mi ha aiutato moltissimo ad inizio carriera a capire quale fosse la mia strada, certo, vivendo con lui sapevo già come funzionava il mondo dello spettacolo. Mio padre mi ha da subito fatto capire che per essere un buon attore non basta essere ‘figlio di’ ma occorre avere una propria personalità artistica, soprattutto, se non si ha del vero talento serve a poco essere figli d’arte, quindi credo che l’insegnamento maggiore che mi ha dato mio padre è quello di lavorare sodo e per costruirsi una propria personalità e soprattutto mi ha aiutato a vivere la fama e rimanere sempre se stessi. Ora però con mio padre non parliamo quasi più di lavoro (n.d.a. ride)

 

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Ha Jung Woo ha lavorato con grandi registi, uno dei quali è Kim Ki Duk ma non se l’è sentita o forse non ha potuto parlare del suo lavoro in Time vista la spiacevole situazione attuale del regista.

 

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  • Una delle sue interpretazioni, più riuscite è sicuramente il serial killer di The Chaser, cosa gli ha fatto scegliere di interpretare un film così complesso, considerato che era il primo film di Na Hong-Jin?

 

Quando mi è arrivata la sceneggiatura ne sono rimasto molto affascinato, considerato che tratta di un reale fatto di cronaca, è vero, quello era il primo film di Na Hong-Jin ma lo considero anche il mio primo film. Appena ho incontrato il regista ho percepito dal suo entusiasmo che il film sarebbe stato un grande successo, e così è stato. Na Hong Jin è un regista molto attento e concentrato e proprio questo aspetto del suo carattere mi ha convinto a partecipare al progetto. Sono dell’idea che non esista una sceneggiatura perfetta, ma c’è un perfetto lavoro di gruppo tra registi e attori, questo è il segreto per un buon film.

 

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  • Continuando a parlare di importanti registi, ha lavorato con uno dei più grandi registi coreani del momento: Park Chan Wook.

 

Lavorare con Park Chan Wook è stata una grandissima esperienza. Sia come regista che come uomo è un grande professionista. Per poter interpretare il conte Fujiwara ho preso lezioni intensive di giapponese per tre mese con tanto di table reading settimanali, Park Chan Wook è molto minuzioso e attento ad ogni dettaglio, basti pensare che per girare il commento per il DVD ci abbiamo messo otto ore (ride) ogni volta che ci faceva fermare per registrare nuovamente ho pensato ‘Quest’uomo è non è normale’ (ride). Scherzi a parte, non mi stupisce il suo successo, è un vero professionista e un artista come lui non può che avere successo.

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  • Nei suoi quasi vent’anni di carriera ha lavorato con moltissimi attori e registi, qual è il suo rapporto con questi artisti?

 

Una delle cose più importanti di questo lavoro è trovare la giusta chiave di lavoro con i registi e gli attori, e in questi anni posso dire che tutti i registi che ho incontrato e gli attori con cui ho lavorato hanno creato l’Ha Jung Woo di oggi.

  • Sono molti i ruoli da lei interpretati in questi anni, qual è il personaggio con cui si è trovato più a suo agio?

 

Si è vero, ho interpretato personaggi molto diversi tra loro, ma devo ammettere che uno dei miei preferiti rimane Cho Byung-Woon (My Dear Enemy).  È stato molto divertente interpretarlo, è un personaggio all’apparenza molto semplice ma in realtà ha una personalità molto complessa.

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  • Ha fatto parte di piccole, medie e grandi produzioni e spesso gira un film a ridosso dell’altro, come si prepara?

 

Faccio l’attore dal 2005, e principalmente lo faccio perché mi piace e lo faccio con grande passione, questo è alla base della preparazione. A livello tecnico prima di iniziare a lavorare su un personaggio parlo molto con il regista e cerco di creare un clima di sintonia col resto del cast. Una volta trovata l’armonia perfetta tra il regista e il cast inizio a pensare alla personalità dei miei personaggi; sono tutti esseri umani e mi chiedo come sia possibile che si comportino in quel determinato modo.

 

  • È diventato popolare nel web “Ha Jung Woo Mukbang”; ovvero il modo in cui mangia durante i suoi film.

(ride) Si è vero, non so bene da dove sia partita questa cosa, ma è vero che in ogni film mangio e in molti mi hanno fatto notare che quando lo faccio sembra che tutto quello che mangio sia estremamente gustoso. Spesso quando sono al ristorante vedo che molta gente mi guarda, ormai mi sento osservato ogni volta che mangio (ride). In ogni film viene inserita una scena in cui mangio, non so bene perché, quando ho iniziato le riprese di “Agasshi” ho pensato che almeno Park Chan Wook non l’avrebbe fatto e invece ha inserito la scena in cui mangio la pesca.

  • Non solo attore, lei è anche regista.

 

Si, ho sempre sognato di unire la carriera di regista a quella di attore. Così finite le riprese di “The Berlin File” ho deciso che avrei fatto un film da regista. In due mesi è nata la sceneggiatura di “Fasten Your Seatbelt” il film è andato abbastanza bene. Sfortunatamente il mio secondo film, “Chronicle of a Blood Merchant”, non è andato altrettanto bene. Ora sto lavorando ad un terzo film da regista.

 

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    Articolo di: Veronica Croce

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