[RECENSIONE] THE HANDMAIDEN – PARK CHAN WOOK

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TITOLO ORIGINALE: 아가씨

REGISTA: Park Chan Wook

CAST: Kim Min Hee, Kim Tae Ri, Ha Jung Woo, Cho Jing Woong

VOTO: 8/9

TRAMA: “Negli anni Trenta in Corea, durante la colonizzazione giapponese, un’ereditiera si innamora di una ladruncola.” _ La Repubblica

RECENSIONE: 

Park Chan Wook torna dalla parentesi statunitense rinvigorito, forse anche grazie alle critiche non del tutto positive del suo ‘Stoker’, che hanno fatto sì che il regista spingesse al massimo sull’acceleratore con un film, tratto dal romanzo di Sarah Waters, “Fingersmith”, ambientato nell’Inghilterra d’epoca vittoriana, che ha lo stesso dosaggio di thriller, erotismo e critica politica con una fotografia intrisa di un’ estrema essenza estetica.

In una narrazione in tre atti i protagonisti danzano tra desiderio, intrighi, sesso recitato e consumato in un affresco della Corea degli anni ’30 sotto il controllo del tiranno Giapponese, qui rappresentato nella sua massima espressione di sadico maniaco sessuale nella figura di Kouzuki (Cho Jin Woong), l’unico personaggio volutamente grottesco, che calca il tiro sulla condanna del regista al Giappone coloniale che proprio per il loro piacimento sessuale ha rapito e spinto molte donne coreane alla prostituzione. Kouzuki rappresenta il malvagio e depravato popolo giapponese, ma non è solo, l’altro grande personaggio maschile che rappresenta la Corea non fa certo una bella figura, la penisola è infatti rappresentata come subdola ma allo stesso tempo ingenua nella figura del ‘conte Fujiwara (Ha Jung Woo)’, un falsario coreano che per impossessarsi delle fortune di Kouzuki  decide di sposarne la nipote, vera ereditaria dell’immensa fortuna, mettendo in atto un piano che da il via alla vera narrazione. I due uomini, infatti, rappresentano a modo loro le debolezze dei due paesi, ma le protagoniste assolute del quadro di Park Chan Wook sono le due straordinarie figure femminili, Lady Hideko (Kim Min Hee) e Sook Hee (Kim Tae Ri).

Lady Hideko è una bellissima e ricchissima donna giapponese che vive nella sua enorme casa coloniale, in Corea, costretta sin dall’infanzia a leggere libri erotici per il piacere di suo zio Kouzuki che, per ereditarne l’immenso patrimonio, ha deciso di sposarla. La giovane all’apparenza pura e debole non fa nulla per scontentare il perverso zio, recitando anche davanti agli ospiti dell’uomo i libri erotici giapponesi con fortissime e intense interpretazioni. Un personaggio splendidamente complesso che scena dopo scena mostra la sua profondità, furbizia e al tempo stesso purezza. Se Lady Hideko è un personaggio complesso e ricco di sfaccettature Sook Hee è l’esatto opposto, pura e cristallina fin dall’inizio, nonostante sia una ladra scaltra che in principio decide di aiutare Fujiwara per truffare Lady Hideko, col passare del tempo rimane totalmente ammaliata dalla splendida dama giapponese tanto da farle dubitare della missione per cui era stata assoldata.

Sook Hee diventata dama di compagnia di Lady Hideko condivide con lei le intere giornate tanto che il rapporto tra le due si intensifica diventando desiderio carnale. Le scene d’intensissima carica erotica rappresentate magistralmente con primi piani di dettagli del viso delle due donne esplode in scene di esplicito sesso saffico che passeggia in punta di piedi tra erotismo e pornografia, ma sempre con la massima eleganza senza mai scadere in subdola volgarità della mera scena di sesso.

Come già detto in precedenza la narrazione si divide in tre parti raccontando i tre punti di vista dei protagonisti principali lasciando lo spettatore stuzzicato e incuriosito per tutto il film grazie ai continui colpi di scena che dopo la linearità iniziale ci spiegano che in realtà nulla è come sembra e la completa realtà la si può avere solo guardando fino in fondo.

Il film, tuttavia, non è un film erotico tipico dei registi coreani ma ogni scena è un’allegoria dei sentimenti umani, soprattutto quelli delle figure femminili, come aveva già fatto in precedenza dedicando alle donne un’altra sua opera, Lady Vendetta, ultimo film della trilogia della vendetta.

In conclusione “The Handmaiden” è la rinascita del cinema di Park Chan Wook nella sua forma più pura, molti i richiami registici a suoi vecchi film da Old Boy a I’m a Cyborg but It’s Ok, la superba fotografia del fedelissimo Chung Chung-Hoon regala al film quella patinata bellezza che rende il film un piccolo capolavoro.

 

Il film fortunatamente arriverà nelle sale italiane grazie a Microcinema e Film 9.

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    Articolo di: Veronica Croce

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