[INTERVISTA] CONFERENZA STAMPA DI KIM KI DUK

Rieccoci a parlare di Kim Ki Duk e della 70a Mostra del Cinema di Venezia, dove ha presentato per la prima volta e in versione integrale il suo ultimo lavoro “Moebius“, vi ricordiamo che domani a Firenze, organizzata dal Florence Korea Film Fest, ci sarà la prima mondiale per il pubblico con la presenza del regista, un appuntamento imperdibile per chi è di Firenze e dintorni.

Ma torniamo a noi, ieri si è tenuta la conferenza stampa di “Moebius” alla presenza del regista Kim Ki Duk e di due dei tre attori protagonisti del film Lee Eun Woo e Seo Young Ju; se avete letto la mia recensione, saprete che il film è decisamente forte e probabilmente non è adatto a tutti; il regista ha risposto ad alcune domande della stampa prima del red carpet di rito e la prima ufficiale.
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Quanto è stato influenzato dalla filosofia greca per scrivere questo film?

Ho voluto sviluppare questa tematica nonostante non abbia le nozioni base sulla filosofia greca, credo che il complesso di Edipo come altre tematiche trattate nel film si possano trattare anche senza conoscere a pieno la filosofia greca

I suoi film non sono molto ricchi di dialogo, quanta importanza ha la musica nella sua filmografia?

Come ha giustamente notato i dialoghi nei miei film sono molto limatati, l’uso della musica è importante e chiedo sempre ai compositori di non usare musica felice, nel caso di Moebius ho chiesto esplicitamente di creare musiche religiose per creare la sacralità nella colonna sonora

Come crede che i giovani reagiranno al suo film?

La versione originale non verrà mai trasmessa in Corea, proprio per seguire le leggi che vogliono proteggere i giovani; oltre ai tagli (nda quasi 3 minuti) è stato posto il divieto per i minori di vedere il film

Come vive la differenza tra la freddezza nei suoi confronti da parte della Corea e il calore e l’amore che invece riceve in Europa?

Ho chiesto alla stampa italiana se credevano se questo fosse un film sull’incesto, solo una persona ha alzato la mano per poi correggersi e dire che non era un vero e proprio incesto. I tagli in Corea sono dovuti ad un regolamento che non intenzione di violare; ora ha superato due volte il divieto, è stato purificato ma non più il film originale. Sfortunatamente la censura blocca la produzione e la distribuzione di molti film ottimi di registi molto bravi, questo porta ha un decadimento della qualità, bisognerebbe superare l’argomento censura.

Com’è stato lavorare a personaggi così difficili e qual’è stata la vostra prima reazione quando avete letto il copione?
Lee Eun Woo: “Il mio personaggio è sia una madre e una moglie che una donna che non vuole altro che ricevere amore, è stato molto difficile all’inizio ma grazie all’aiuto del regista sono riuscita a trovare la giusta chiave

Seo Young Ju: “Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura ho avuto molte perplessità perché sono molto giovane e non sapevo se sarei riuscito ad interpretare in maniera giusta questo personaggio, ma grazie all’aiuto del regista credo di esserci riuscito

Lei nei suoi film mostra solo i lati negativi del suo paese, mostrerà mai anche i lati positivi?

Quando presentai Bad Boy mi dissero che ero la vergogna del mio Paese e io risposi che mostrare questo lato del mio paese è parte dell’amore. In molti paesi d’Europa il mio cinema è molto amato non tanto perché è cinema coreano ma perché è CINEMA, spesso mi si accusa di far film molto violenti ma io credo di elaborare la realtà della società.

Dopo la breve conferenza il regista e gli attori hanno fatto le foto di rito e si sono diretti al red carpet per poi raggiungere la sala in cui è stato proiettato il film.

Kim Ki-duk – © la Biennale di Venezia – Foto ASAC
Lee Eun-woo, Seo Young-ju – © la Biennale di Venezia – Foto ASAC
Seo Young-ju, Lee Eun-woo, Kim Ki-duk – © la Biennale di Venezia – Foto ASAC
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    Articolo di: Veronica Croce

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