[RECENSIONE] I'M A CYBORG BUT IT'S OK

Tra esattamente una settimana inizia il festival del cinema di Berlino, nel quale verranno presentati numerosi film coreani, quindi oggi voglio parlarvi di un film che venne presentato nel 2006 proprio al festival dove vinse l’Alfred Bauer Award (l’orso d’argento); “I’m a cyborg but it’s ok“.

REGISTA: Park Chan Wook

TRAMA: Younggun ricoverata in un ospedale psichiatrico crede di essere un cyborg, in ospedale incontrerà un giovane degente che crede di rubare le anime alle persone, insieme troveranno un modo per capirsi e completarsi.

VOTO: 9,5

CRITICA e COMMENTO:

Diciamola con tutta sincerità, ero curiosa di guardare questo film perché il protagonista altri non è che il Jeong Ji Hoon, Re Pioggia, Rain; ero curiosa ma ero presa da tutt’altro, così l’ho sempre accantonato fino ad oggi, ed eccomi qui, con un bagaglio culturale più ampio e pronta a scrivere qualcosa di sensato.

Tornando al film, quando ho letto la trama ho pensato ‘caspita, un film ambientato in un ospedale psichiatrico girato dal regista di Old Boy dev’essere qualcosa di violento e grottesco’ e invece, a dispetto di tutti i miei pregiudizi, Park Chan Wook è riuscito a creare una storia fresca, dolce e delicata.
Con questo non voglio assolutamente dire che questo è una una semplice commedia romantica con le solite dinamiche ; al contrario, questo film racconta i sentimenti in maniere primitiva e primoridiale, quasi infantile, senza la malizia del mondo “normale”.

Svolgendosi in un manicomio e avendo come protagonista una ragazza che si crede un cyborg il racconto è sempre originale e mai scontato e noioso.
Il regista, infatti, racconta del mondo di Yeong Gun (Lim Soo Jung) senza pregiudizio e guardando con occhio critico i cosiddetti “normali”, mostrandoceli in modo grottesco e completamente fuori luogo in ogni situazione; bisogna anche dire che l’unico grande personaggio esterno alla clinica è la madre della protagonista che ci viene presentata come una menefreghista, solo interessata al suo lavoro – tanto da perdercisi dentro- e alle apparenze, cercando infatti di nascondere il disturbo della figlia abbandonandola al suo destino, fino al giorno dell’incidente in fabbrica e del conseguente ricovero in ospedale.

L’unica figura positiva nella vita di Yeong Gun è la nonna, anch’essa però non è sana di mente, crede infatti di essere un topo.

La vita di Yeong Gun in ospedale è completamente diversa, invece, vive con curiosità il mondo che la circonda ma continua a vivere come un cyborg tanto dal sentirsi male per via della mal nutrizione.
La ragazza, infatti, si nutre solo leccando delle vecchie batterie; i medici, nonostante siano figure altamente positive ai fini della storia non riescono a capire né tanto meno risolvere il problema della ragazza, solo Il Sun (Rain) -altro degente della clinica che si crede un cleptomane di anime- con una trovata tanto originale quanto tenera riuscirà a farla alimentare come un essere umano.

Se i medici usano la logica e trattamenti invasivi, Il Sun parla con lei come “suo simile” senza la maschera della normalità che usano i medici, incuriosendo la ragazza tanto da far si che si fidi di lui, la fiducia e la curiosità dell’uno per l’altra si trasforma ben presto in un sentimento che non si può catalogare.

Il film gira intorno all’ultima cosa che la nonna ha detto a Yeong Gun ovvero “l’essenza della vita è…” la frase rimasta incompleta che ha fatto si che Yong Gun credesse che lo scopo della vita fosse ridare la dentiera che la nonnina dimenticò quando venne trasportata all’ospedale, non vi dirò se Yeong Gun scoprirà qual’è davvero l’essenza della vita ma posso dirvi che sicuramente non è il ridare la dentiera alla nonna.

  • Riuscirà a ridare la dentiera alla nonnina?

  • Cosa succederà con Il Sun?

  • Guarirà?

Queste sono domande a cui non darò una risposta perché sono fermamente convinta che questo sia un film che vale la pena guardare anche un po’ impreparati sulla trama.

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    Articolo di: Veronica Croce

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