[FESTIVAL – RECENSIONE] A GIRL AT MY DOOR

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TITOLO ORIGINALE: 도희야

REGISTA: Jung July

CAST: Bae Doona, Kim Sae Ron,  Song Sae-Byeok

VOTO: 8

TRAMA:Do-Hee sperimenta in prima persona le violenze in famiglia. Young-Nam lavora come capo della stazione di polizia e tenta di tutto per proteggere Do-Hee dal violento patrigno Yong-Ha. Anche se sembra ingenua, Do-Hee nasconde un segreto e Yung-Nam viene inevitabilmente coinvolta in un caso che mette in gioco la sua stessa vita.” _ Filmtv

RECENSIONE:

Il primo lungometraggio della regista trentaquattrenne Jung July tocca con assoluta delicatezza tematiche che in Corea sono taboo tanto quanto in Italia, una fra tutte l’omosessualità di una donna poliziotto. Come spesso capita anche da noi, il pregiudizio lo fa da padrone, la storia, tuttavia, non si sofferma su questo punto ma bensì sul rapporto che si lega tra la poliziotta Young Nam, interpretata da Bae Doona e la giovanissima e molto problematica Dohee, interpretata dalla sempre bravissima Kim Sae Ron.
Il complicato rapporto tra le due diventa tanto profondo quanto morboso e la loro la psicologia debole appare sotto una luce diversa, avendo come location non la grande e trafficata Seoul ma un piccolo paesino di provincia, dove la legge viene dettata più da amicizie e conoscenze che dalla polizia, che ancora una volta viene presentata come poco attenta e sempliciotta. Cosa fa di questo film una pellicola così speciale tanto da venir acclamata dai più grandi festival? Ci sono molti fattori che lo rendono unico nel suo genere, le sevizie verso la giovanissima Dohee non sono semplici molestie rappresentate in dozzine di pellicole coreane dove il padre padrone decide e alza le mani a suo piacimento, ma bensì nascondo ancor più un profondo disagio sociale da parte della giovane adolescente che non conosce altro se non le botte, tanto da sentirne il bisogno e camuffare la realtà. Per quanto riguarda Young Nam il discorso diventa più semplice, dopo aver scoperto la sua omosessualità viene trasferita nella piccola cittadina dove certo non si aspetta di trovare losche situazioni di immigrazione e violenza domestica, la sua psicologia già molto provata dai pregiudizi del suo vecchio distretto e la sua dipendenza da alcolici (soju) rendono difficile il potersi rapportare con i cittadini della piccolo paese che sembra si affidino ciecamente a Young Ha, padre di Dohee e unico uomo giovane del paese.
Le vite di Young Nam, Dohee e Young Ha s’incontrano e scontrano per l’intera durata della pellicola fino a sfociare con colpi di scena in continui cambiamenti di ritmo narrativo lasciando, però, sempre alta la tensione.
In conclusione il film è delicato e intelligente, il lavoro magistrale delle due attrici rende il film ben amalgamato. Senza nulla togliere alla bravissima Bae Doona, Kim Sar Ron è come sempre una splendida interprete di personaggi complicati che ricchi di sfaccettature, acclamata a Cannes non si può non ammirarne la forza recitativa molto difficile da trovare in una quindicenne.

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    Articolo di: Veronica Croce

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