[FESTIVAL – RECENSIONE] ADMIRAL: ROARING CURRENTS

TITOLO ORIGINALE: 명량 – 회오리 바다

REGISTA: Kim Han-Min

CAST: Choi Min Sik, Ryoo Seung Ryong

VOTO: 8

TRAMA:La storia tratta una delle vittorie militari più spettacolari della storia coreana, vista da gli occhi del migliore stratega, l’ammiraglio Yi Sun-shin. Nel 1597, la flotta giapponese dell’ammiraglio Todo invase il territorio coreano. Nonostante le difficoltà, Yi reagì e condusse una grande offensiva contro il quartier generale di Todo..”

RECENSIONE:

Admiral: Roaring Currents è quello che piace agli spettatori, non stupisce infatti il successo ricevuto in patria. Regala al pubblico di casa l’ottica orgogliosa di una guerra contro il popolo giapponese, per il pubblico non coreano, invece, il film regala un’ottica totalmente nuova della storia già di per se a noi sconosciuta. Sappiamo da sempre che il popolo giapponese è stato storicamente potente e pieno di orgoglio nazionale, ma cosa conosciamo dei coreani? Nulla, questo film è visibile in una doppia ottica, se non tripla; l’ottica del pubblico coreano che andato in sala si è visto raccontare come l’ammiraglio Yi Sun Shin, interpretato magistralmente da Choi Min Sik, con forza, coraggio e intelligenza reagisce ai nemici, nonostante fosse stato cacciato dal comando per aver fallito precedentemente; il pubblico casalingo rivede la grande Corea, chi conosce anche solo minimamente il popolo coreano saprà che, come gli americani e i poco amati cugini giapponesi, sono orgogliosi e fieri del loro paese. Per questo non mi stupisce il grandissimo successo al botteghino, questo kolossal rappresenta come il popolo coreano si sia sempre difeso nonostante la schiacciante superiorità numerica e la forza degli avversari.

Il punto di vista giapponese è totalmente differente, presentati come sanguinari conquistatori mostrano anche una punta di gelosia e codardia raramente rappresentata per il popolo nipponico, il comandante della flotta giapponese, l’ammiraglio Gurujima (interpretato da Ryoo Seung Ryong) rappresentato visivamente come un demone, con un armatura e un trucco che ricordano gli antichi dipinti, è l’unico personaggio degno di nota circondato da superiori che lo ritengono un pallone gonfiato e che lo lasciano andare allo sbaraglio fino all’ultimo senza alzare un dito. Anche questa visione egoista sarà sicuramente stata apprezzata dal pubblico coreano.

Per quanto riguarda il terzo e ultimo punto di vista, ovviamente ci soffermiamo sul nostro punto di vista, quello degli spettatori occidentali che poco sanno della storia coreana del 1500.
Quello che balza subito all’occhio è ovviamente la spettacolarizzazione tipica del genere, in alcuni momenti, la storia passa in secondo piano lasciandoci totalmente affascinati dalle grandiosità delle scene. Noi, spettatori “ignoranti”, pensiamo molto meno alla storia tra i due popoli e all’orgoglio nazionale e rimaniamo a bocca aperta sia per quanto riguarda le scene di guerra sia  per la recitazione dei protagonisti, capitanati dal sempre magistrale Choi Min Sik che ancora una volta dà un’ottima prova d’attore e da un superbo Ryoo Seung Ryong. A differenza della maggior parte dei film storici questo non è del tutto un film corale, forse anche per la forza e la prorompenza recitativa dei due personaggi principali.

In conclusione il film è molto lungo (2 ore) e a tratti pesante ma nel complesso regala una spettacolarizzazione e una forza delle immagini che fa perdonare quella mezz’ora in più che poteva benissimo essere tagliata.

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    Articolo di: Veronica Croce

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