[RECENSIONE] COMMITMENT

 

TITOLO ORIGINALE: 동창생

REGISTA:  Park Hong-Soo

CAST: Choi Seung Hyun, Han Ye RiKim Yoo JungYoon Je-Moon, Cho Sung Ha

TRAMA: Lee Ming Hun, una giovane spia nordcoreana viene mandata in Corea del Sud per compiere una missione, quando crede di poter tornare a casa da sua sorella tenuta in ostaggio dai militari nordcoreani tutto si complica

VOTO: 7

RECENSIONE:

Come ormai siamo abituati a scrivere, il film di spionaggio in Corea è uno dei generi che va per la maggiore e che, nonostante i soliti cliché, è quasi sempre ben fatto; questo film non fa eccezione, la storia di una giovanissima spia nordcoreana costretta a uccidere per salvare la sorellina rimasta Pyongyang porta di nuovo alla luce il grande problema tra Nord e Sud, questa volta attraverso gli occhi di un adolescente.

L’unica pecca di questo film forse è proprio l’età dei protagonisti, la giovane spia, infatti, dovrebbe essere un liceale di sedici anni ma è interpretata dal ventisettenne Choi Seung Hyun, e lo stesso vale per la protagonista femminile (che è ancor più grande, è nata infatti nel 1983) e per molti altri attori del cast; nonostante tutto il film riesce a non far pensare per molto al problema dell’età effettiva dei personaggi, con un ritmo sostenuto le vicende si susseguono senza che lo spettatore pensi a molto altro se non alla sorte del giovane protagonista, costretto, come spesso capita, a diventare un mostro sotto comando di generali senza scrupoli che non hanno a cuore la vita della persona che segue i loro ordini, trasformando così i generali nord coreani come dei mostri senza morale e la spia protagonista come il martire della Patria.

Nonostante il film sia ben scritto, girato e interpretato si vede molto chiaramente che questa è un’opera prima, il regista Park Hong Soo nonostante rispetti tutti gli schemi classici del film d’azione e spionaggio lascia aperti molti quesiti che lasciano perplesso lo spettatore, come per esempio, “il protagonista è una spia nordcoreana, ma qual’è la sua missione effettiva?”, non è chiaro, infatti, lo scopo degli ordini dati al protagonista, tanto che se a metà film non ci ricordassero che si tratta di una spia si potrebbe pensare che si tratta di un semplice sicario.

 

A livello stilistico, non ci sono sbavature tra regia e narrazione e la recitazione pulita e naturale fa immergere lo spettatore nella storia e, come quasi sempre capita, si arriva a tifare la spia nordcoreana più che alle forze dell’ordine coreane.

Ancora una volta Choi Seung Hyun ci fa dimenticare di essere TOP dei Big Bang dando prova di essere un ottimo attore con una recitazione senza forzature.

 

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    Articolo di: Veronica Croce

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