[RECENSIONE] "CONFESSION OF MURDER" + INTERVISTA AL REGISTA

Eccoci qui, finalmente inizio a trovare il tempo di sistemare le idee per poter scrivere le recensioni dei film visti e riportarvi le interviste agli ospiti dell’undicesima edizione del Florence Korea Film Fest; apriamo le danze con “Confession of Murder” di Jung Byeong Gil e la sua intervista.

TITOLO ORIGINALE: 내가 살인범이다
REGIA: Jung Byoung Gil
CAST: Jung Jae Young, Park Si Hoo

TRAMA: Quando gli omicidi commessi da Lee Doo Suk cadono in prescrizione, l’uomo decide di scrivere un libro intitolato “I am a killer”. Il libro, che presto diventa un best seller, descrive nel dettaglio gli omicidi; il detective Choi Hyung Goo che quindici anni prima era il detective incaricato del caso cercherà di catturare l’assassino…

VOTO: 7,5

COMMENTO CRITICO:

Il plot della storia è veramente molto intrigate e, come abbiamo detto in precedenza, il thriller è uno dei generi più congeniali ai registi coreani con questo film ne abbiamo la riconferma. La trama è ricca di colpi di scena e la storia è ben scritta e interpretata, ma questo film non si ferma al mero thriller, va ben oltre, diventa anche un film d’azione e forse è questa la sua pecca.

Andiamo con ordine; in Corea dopo quindici anni anche il reato di omicidio va in prescrizione, ed è qui che inizia la vera e propria storia, Lee Doo Suk, racconta i suoi crimini in un libro conquistando un immediato successo, attirando l’attenzione mediatica e, forse anche grazie al suo bell’aspetto, facendo breccia nel cuore di numerose fans a cui sembra non importi che il loro idolo è un serial killer; tutto questo successo però disturba il detective Choi Hyun Goo, che quindici anni prima era assegnato al caso e che non solo ha una cicatrice in volto a ricordarglielo ma ha anche perso la sua fidanzata uccisa proprio da colui che ora ha dei fans ad acclamarlo.

Il detective Choi non è l’unico a voler giustizia e vendetta per quello che è successo 15 anni prima, anche i familiari delle altre vittime sono sul piede di guerra ed escogitano vari piani per poter catturare e uccidere il killer.
Qui entriamo nel vivo non solo della storia ma anche delle scene d’azione; se la scena d’apertura è un’ottima scena d’azione dinamica e ben costruita quelle che seguono sono una vera e propria esagerazione, con barelle che volano e auto che si cappottano in pieno stile americano alla Fast and Furious o Die Hard, che, anche se tecnicamente ben fatte, sono la vera nota stonata di questo film.

Senza pensare alle assurde scene d’azione, però, il film è un buon prodotto che fino all’ultimo ti lascia sorpreso fino al vero e proprio colpo di scena finale che ovviamente non vi svelerò.
L’interpretazione è magistrale per tutti i personaggi dai protagonisti ai secondari che riescono a rendere ogni scena carica di pathos e tensione fino alla fine.

CURIOSITÀ:
– Durante le riprese il fanclub di Park Si Hoo è stato una presenza costante, tanto che è stato usato come comparsa nelle scene di massa in cui appaiono le fans di Lee Doo Suk.

INTERVISTA A JUNG BYOUNG GIL:

Apriamo il primo degli speciali sul Florence Korea Film Fest con l’intervista a Jung Byoung Gil, regista e sceneggiatore del film appena recensito.

Jung Byoung Gil, classe 1980, nasce come stuntman nel 2005, dopo la regia di alcuni corti appare come attore nella pellicola Bandholb per poi girare Action Boy, il documentario sul mondo degli stuntman nel 2008, e A song of Mobsters nel 2009; Confession of a Murder è il suo primo progetto dedicato al grande pubblico

– Ha trovato difficoltà a farsi accettare come regista?

No, non ho avuto alcuna difficoltà nonostante non abbia una formazione artistica; ho studiato da stuntman solo sei mesi e l’ho fatto per poter poi girare un film d’azione in maniera consapevole.

– Il suo film è un thriller in piena regola; ricorda “Memories of a Murder” di Bong Jun Ho, si è ispirato a lui? e se si, in cosa si è distaccato?

Ho preso ispirazione da un vero fatto di cronaca accaduto anni fa in Giappone, dove un uomo ha scritto un libro sui crimini commessi; in effetti mi sono vagamente ispirato al film del regista Bong Junho ma distaccandomi nettamente per quanto riguarda le scene violente e aumentando quelle d’azione.

– Come si sono trovati gli stuntman che hanno lavorato al suo film?

Molti dei ragazzi erano miei amici ed ex colleghi e mi hanno confessato che i più giovani avevano una leggera ansia a rapportarsi ad un ex stuntman come regista, considerato che sapevo benissimo come ci si doveva muovere sul set.

– In Corea in molti film si parla di mancanza di giustizia, perché si sente così tanto il bisogno di parlarne?

Prima di iniziare a scrivere il film mi sono informato sul tema della prescrizione dei reati, trovo davvero assurdo che un reato come l’omicidio cada in prescrizione, volevo quindi accusare la cosa.

-Un’altra costante nei film coreani è l’apparente incapacità della polizia

Nel mio film ho voluto mostrare l’incapacità iniziale che nasconde però un’enorme capacità quando serve.

– Nel suo film il ruolo dei media è fondamentale.

Si, il ruolo dei media è fondamentale, ma se fate attenzione non sono i protagonisti ad essere affamati di fama, bensì i media sono affamati di notizie e sfruttano la situazione fino all’ultimo.

– Considerato il suo passato di stuntman, come vede il ruolo degli attori coreani relegati in ruoli d’azione nei film americani?

Credo che il problema principale sia che gli attori coreani non conoscono l’inglese, quindi nonostante le buone intenzione dei registi sono costretti a parlare il meno possibile.

– Considerato che la sua carriera è appena iniziata, con quale attore/attrice vorrebbe lavorare in futuro?

Se posso volare alto, direi che mi piacerebbe lavorare con Christian Bale; per quanto riguarda attori/attrici coreani non ho un attore particolare in mente, credo che dipenda molto dal soggetto.

photo by: FedePi© for MugunghwaDream©

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    Articolo di: Veronica Croce

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