[RECENSIONE] A BITTERSWEET LIFE

Buongiorno lettori,

chiedo scusa per la latitanza di questi giorni, ma non temete, sono tornata.

Come penso sappiate, martedì scorso RAI4 per il suo ciclo Oriente Estremo ha mandato in onda ” A Bittersweet Life” ecco per voi la recensione.

IN TV - A BITTERSWEET LIFE SU RAI 4

TITOLO ORIGINALE: 달콤한 인생

REGISTA: Kim Jae Woon

TRAMA: 

Sun-woo è un giovane manager di un lussuoso albergo e al tempo stesso braccio destro di un potente boss mafioso. Quest’ultimo gli affida un importante incarico: sorvegliare la sua giovane fidanzata, perché sospetta gli sia infedele. Sun-woo, scoperto l’amante della fidanzata del suo boss, dovrà prendere la decisione che si rivelerà la più importante della sua vita: scegliere una soluzione definitiva al problema come gli era stato ordinato o lasciar scappare l’amante della giovane, trasgredendo cosi all’ordine del suo boss. La sua scelta lo porterà ad essere ad essere trascinato all’interno di un vorticoso insieme di problemi che lo condurranno più volte al confine tra la vita e la morte.

VOTO: 8 –

 

CRITICA & COMMENTO:

Vendetta. Questo è uno dei temi principali dei film thriller in generale, ma soprattutto di quelli coreani, registi come Park Chan Wook ne hanno fatto la loro tematica principale firmando pellicole come la trilogia della vendetta (“Mister Vendetta”, “Old Boy” e “Lady Vendetta); e la Vendetta con la V maiscola è il tema principale anche di questo film.

Sun Woo, il protagonista di questo film, è un giovane e ambizioso direttore di un lussuoso albergo ma non solo, è anche il braccio destro di un potente boss mafioso della zona, la sua vita continua divisa tra la sua attività legale e quella ben poco pulita, tra strozzinaggio e regolamenti di conti; fino a quando il suo capo, Mr. Kang, non gli ordina di controllare le sua giovane fidanzata, Hee Soo, per vedere se, come sospetta, lo tradisce; l’ordine è molto chiaro: controllare la giovane e se esiste effettivamente il tradimento risolvere la situazione come sempre.

Sun Woo da bravo cane da guardia esegue l’ordine di seguire e controllare Hee Soo, ma quando scopre il tradimento subisce il fascino della giovane donna e non fa come ordinato, risparmiando la coppia e firmando così la sua condanna a morte.

Da qui infatti il film cambia di scenografia e ritmo narrativo, non troveremo più la tranquillità dell’albergo e il rispetto dei dipendenti nei confronti di Sun Woo, ma troveremo piuttosto una continua lotta senza esclusione di colpi.

Dopo aver scoperto il doppio tradimento (della sua donna e di Sun Woo), Mr. Kang, decide di farla pagare a Sun Woo, non ha fatto i conti però con la forza fisica e di volontà del giovane uomo che nonostante le torture combatte per salvarsi la vita e per vendicarsi dell’uomo che gli l’ha colpito con un colpo così basso.

La fotografia, l’uso dei colori e della musica sono fondamentali per creare nello spettatore emozioni forti e di tensione ma allo stesso tempo di calma e distacco, perché se in Old Boy ci troviamo ad immedesimarci nei personaggi, qui guardiamo il film con un distaccamento e una tensione emotiva diversa.

Ci troveremo, infatti, curiosi per capire quale sarà la prossima mossa di Sun Woo più che soffrire con lui.

La scena finale, poi, ci porta ad una realtà inaspettata, a qualcosa che sicuramente non ci si aspetta; qualcosa che ci fa capire come in un solo momento tutto può cambiare ma che forse, in realtà, nulla è cambiato davvero.

Questo è un film decisamente da vedere perché rende benissimo la narrazione cinematografica coreana su questo genere.

Curiosità:

Nel 2005 è stato presentato come film fuori concorso al festival di Cannes ricevendo un buon riscontro di pubblico e critica.

I protagonisti sono volti noti al grande pubblico di casa perché hanno recitato in numerosi drama di successo – Lee Byun Hun (“All In” e “IRIS” ), Shin Min Ah (“A Love to Kill” e “My Girlfriend is a Gumiho”) e Kim Young Chul ( “IRIS”, “The Priness Man”)- .

Per chi non fosse riuscito a guardarlo martedì, non dimenticate la replica di domenica alle 12.30!

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    Articolo di: Veronica Croce

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